Risaie


Larizzate è un borgo nella piana di Vercelli, alle porte della strada delle Grange. Quest’ultimo termine, di origine francese e cistercense, ci riporta al Medioevo, alle antiche aziende agricole dapprima legate ai monasteri e alla bonifica delle zone acquitrinose.



Risaie


Risaie


Infatti i monaci cistercensi, oltre al grande rinnovamento spirituale di San Bernardo di Chiaravalle e al movimento crociato, furono protagonisti e promotori di una massiccia rinascita agricola. Come furono costruttori di grandi cattedrali, così furono abili tecnici agronomi e introdussero la rotazione triennale. Comunque l’uso della “grangia” si diffonde soprattutto a partire dalla fine del ‘500 e agli inizi del ‘600, quando la nobiltà fondiaria piemontese iniziò a costruire nella zona alcuni aggregati agricoli più complessi delle precedenti cascine chiamati appunto grange, destinate al deposito delle granaglie e all’accoglienza dei lavoratori. Le grange, chiuse a quadrato da ogni lato, servivano anche come centri di difesa contro i briganti che popolavano i fitti boschi circostanti. È questa la zona delle risaie, dove da tutti questi secoli trascorsi, la terra è suddivisa in rettangoli verde-azzurri, che rifrangono i raggi del sole e il passaggio delle nuvole, le quali scivolano lente o veloci a secondo dei venti, bianche o scure a seconda delle stagioni e del tempo. Le risaie amano la pioggia, ma temono il freddo. Antiche armonie e antiche vicende, dunque. Tra l’altro il nome Larizzate compare in un documento della fine XV secolo a proposito d’una controversia tra un proprietario terriero e gli affittuari di una cascina e ciò rende certa sin d’allora la coltura del riso in questa zona. La risicoltura, come tutte le mansioni agricole, segue un suo ritmo a seconda delle stagioni. Le operazioni si eseguono in determinati mesi e poi riprendono daccapo, come quando la concezione del tempo era circolare e non lineare. A fine autunno si rifanno gli argini tra le camere di risaia, si puliscono e drenano i fossi irrigatori, si livella il piano di coltura. Sempre in autunno si esegue l’aratura. In Italia la semina del riso si esegue nei mesi di aprile e maggio, quindi a primavera inoltrata. Dato che il riso va coltivato in condizioni di sommersione, già ai primi di aprile le risaie vengono ricoperte d’acqua. A fine agosto la pianta perfeziona la sua maturazione, dopo i mesi di caldo e di afa. La mietitura viene effettuata tra la fine dell’estate e l’autunno. Questa breve carrellata ci riporta al ricordo delle mondine, alla loro fatica, alle loro belle canzoni. Una giovane, splendida Silvana Mangano ancora naturale e selvaggia in “Riso Amaro”. Un tempo la risicoltura richiamava alla mente povertà e sfruttamento, ora la cura del territorio, la produzione e il consumo del riso rimandano invece ad una eccellenza di risorse ed ad una grande raffinatezza culinaria.
Seguendo il solco della tradizione storica locale, nelle risaie della famiglia Rosso, vengono coltivate le qualità di riso tipiche del vercellese, Baldo e Carnaroli, e viene effettuata una pilatura di riso leggera, in modo da lasciare intorno al chicco le sostanze nutritive preziose, che favoriscono la compattezza del chicco durante la cottura e consentono di apprezzare il sapore anche con una semplice bollitura. Viene prodotto anche il riso Thaibonet, ed oltre al riso si coltivano orzo e soia, secondo il ciclo di rotazione previsto per evitare l’eccessivo sfruttamento del terreno, elemento questo fondamentale per un approccio rispettoso del sito agricolo, che ci richiama alla memoria metodi antichi di coltura, quando l’uomo, la natura e la terra coltivata con fatica e amore vivevano in equilibrio e armonia. E tutto ciò era naturale.

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